Undici episodi dell’Undicesimo Dottore

L’ultimo episodio di Matt Smith in Doctor Who e la mia mania per gli elenchi non potevano che generare questo. Un post con la lista delle mie storie preferite dell’Undicesimo Dottore. Anzi, quelle che secondo me ne rappresentano l’essenza e che hanno portato questo scalmanato con una cabina ad essere il “mio” Dottore. Sono in ordine cronologico e non ho considerato episodi multi-dottore o Doctor-lite, il risultato è questo:

The Eleventh Hour (Steven Moffat, 2010)

Il primo episodio della quinta stagione è una novità totale, nuovo showrunner, nuovo Dottore, nuovi companion, nuova sigla, anche la TARDIS è leggermente diversa. I whovian che fanno le cose perbene e guardano le puntate in ordine sono ancora orfani di Ten ed ecco che ti sbuca fuori questo giovinastro che precipita nel cortile di una bambina scozzese. La storia è la risoluzione, geniale, di un problema difficilissimo con pochissimi mezzi a disposizione. Non lo sapevamo ancora, ma era anche l’inizio di tante altre storie. Memorabile, per me il miglior episodio d’apertura della nuova serie.

The Pandorica Opens / The Big Bang (Steven Moffat, 2010)

E se The Eleventh Hour è il miglior primo episodio, The Pandorica Opens, sempre a mio parere, è uno dei migliori, se non il migliore, finali di stagione di New Who. E anche uno degli episodi più criticati, eppure a me è sempre sembrato molto lineare e solido, nonostante i numerosi salti temporali. Un salvataggio disperato del Tempo, ma anche una bellissima storia sul potere dei ricordi, non mi stanco mai di guardarlo.

A Christmas Carol (Steven Moffat, 2010)

Primo special di Natale di Moffat, primo special di Natale di Smith. Il titolo è più di una citazione, i tuoi amici stanno precipitando su un pianeta, l’unico che può aiutarti è un vecchio avido e indisponente e non ne ha la minima voglia. Ci vorrebbero proprio i fantasmi del Natale passato, presente e futuro ma…Aspetta! Hai una macchina del tempo a disposizione! Poetico e fantastico come non mai (pesci volanti!), contiene uno dei salti temporali più belli e cinematografici che abbia mai visto. Guest star: Michael Gambon.

The Doctor’s Wife (Neil Gaiman, 2011)

Guardando il nome dello sceneggiatore, uno potrebbe dire “Vabbe’, Neil Gaiman, grazie che esce fuori un gran bell’episodio”. In realtà qui si va oltre, Gaiman non è solo un grande scrittore, è un vero fan della serie e in questa puntata della sesta stagione compie un passo in avanti notevole nella mitologia di Doctor Who. Pura poesia whovian per narrare la vera e unica storia d’amore del Dottore, Gaiman tornerà di nuovo a scrivere Doctor Who, ma per ora il suo capolavoro resta questo.

The God Complex (Toby Whithouse, 2011)

Un albergo senza apparenti vie d’uscita, l’unica cosa da fare è entrare in una delle innumerevoli stanze e sperare che non sia quella che contiene la tua paura più grande. Episodio profondissimo, apparentemente a se stante, che però dice molto sul personaggio del Dottore e sulla piega che sta prendendo il suo rapporto con i companion. Ricorda in alcuni spunti Borges e questo è sempre un bene. Una delle caratteristiche di Doctor Who è quella di avere degli autentici capolavori tra i cosiddetti episodi stand-alone, questo è indubbiamente uno di quelli.

Closing Time (Gareth Roberts, 2011)

E si arriva a Closing Time, episodio all’apparenza semplice che però a me emoziona sempre, come pochi. Sarà la presenza di Craig, uno dei migliori compagni di Eleven, anche se si è visto solo in un paio di episodi. Sarà l’atmosfera da orario di chiusura che aleggia su tutta la storia. Il Dottore intuisce di essere arrivato davvero alla fine e si ritrova a fare un po’ da guardia a un neonato, un po’ a salvare il pianeta. Davvero Eleven al 110%.

The Angels Take Manhattan (Steven Moffat, 2012)

New York, Angeli Piangenti, River Song, paradossi temporali. Inutile girarci intorno, è l’episodio dell’addio ad Amy e Rory, sarebbe dovuta essere una favola sull’ineluttabilità del destino, ma a Moffat le cose non riescono alla perfezione. Eppure ci sono comunque momenti meravigliosi, che solo quello scozzese presuntuoso riesce a tirar fuori, se sei affezionato ai Pond non puoi restare indifferente. Questa puntata è uno spartiacque, Eleven ne avvertirà le conseguenze .

The Snowmen (Steven Moffat, 2012)

Conseguenze raccontate nell’episodio successivo, lo special di Natale del 2012. Il Dottore ha perso affezione per l’Universo e si ritira nell’Inghilterra vittoriana, ma le vecchie abitudini ritornano. Episodio bellissimo e da WTF finale, se visto in pari; ancora più bello se rivisto dopo il finale della settima stagione. Moffat e il Natale vanno sempre d’accordo ma qui, per necessità di palinsesto (lo special si trova proprio in mezzo alla stagione), si supera e piazza il punto di svolta della season 7.

The Rings of Akhaten (Neil Cross, 2013)

Primo episodio Dottoriano scritto da uno dei migliori autori televisivi in circolazione. Neil Cross (Luther) racconta le origini di Clara e nel frattempo ci porta su un pianeta all’apparenza tranquillo ma che nasconde un grosso casino, nella più classica tradizione di Doctor Who. Pagamenti in ricordi, crudeli riti religiosi, canzoni che aprono porte e un Dio-pianeta. E c’è l’ormai celeberrimo monologo di Smith, capolavoro che coglie in pieno il personaggio anche grazie a un’interpretazione perfetta.

The Name of the Doctor (Steven Moffat, 2013)

Il finale della settima stagione, quello in cui viene risolto il mistero di Clara in modo geniale, semplice e perfetto, in cui vengono omaggiati cinquant’anni di serie nel rispetto della trama, in cui viene lanciato un cliffhanger assassino in vista del cinquantenario. Il Dottore si trova nell’unico posto in cui non dovrebbe mai trovarsi ma ovviamente non è solo. Ha qualche difetto nel ritmo, con un paio di spiegoni di troppo, ma ci sono tante cose davvero belle. Tra le altre, una River davvero vicina a quella della Biblioteca e che probabilmente chiude qui la sua storia.

The Time of the Doctor (Steven Moffat, 2013)

Il finale della storia di Eleven. Tu ti aspetti casini temporali pazzeschi come nel più classico degli episodi moffatiani e invece resti spiazzato, perché il buon Steven decide di puntare sulla semplicità e sui sentimenti. Tenta di riallacciare tutti i fili delle varie sotto trame sparse dalla quinta stagione in poi, qualcosa si incastra bene, qualcosa è attaccata con lo sputo, ma alla fine un senso c’è ma non è questo l’argomento dello special. L’argomento è Eleven, e questo episodio è perfettamente (sì, perfettamente) coerente col personaggio. Smith tira fuori una prova enorme e saluta a suo modo. Ma anche Jenna Coleman non è da meno, un meraviglioso duetto di una delle mie coppie Dottore-companion preferite. Qualche scemenza sparsa qua e là, ma alla fine restano solo quei minuti finali e valgono tantissimo. Smith ha raccolto un’eredità pesantissima e un poco alla volta è riuscito ad entrare nello spirito della serie, migliorando di episodio in episodio, è il mio Dottore preferito della serie nuova, e qualche giudizio potrà sembrare un po’ di parte, ma Doctor Who è pure questo. E come negli episodi post-rigenerazione c’è anche il nuovo Dottore, quel Twelve-Capaldi che già tutti amano. Bello essere whovian.

 

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