“Prendetela come una metafora”

Prendetela come una metafora, se la cosa vi fa sentire meglio. Le religioni sono per definizione delle metafore, dopotutto: Dio è un sogno, una speranza, una donna, un ironista, un padre, una città, una casa più grande, un orologiaio che ha perso il suo prezioso cronometro nel deserto, qualcuno che vi ama, o addirittura, contro ogni evidenza, un essere celeste il cui unico obiettivo è fare in modo che la vostra squadra di calcio o il vostro esercito vincano, oppure che i vostri problemi professionali o matrimoniali si risolvano e che voi possiate prosperare trionfando su ogni difficoltà.

Le religioni sono punti di osservazione che condizionano le vostre azioni, posizioni di vantaggio da cui osservare il mondo.

Neil Gaiman, “American Gods”

I pasticci della Chiesa e le responsabilità dei fedeli.

Non sono credente. Non credo all’esistenza di Dio e di qualsiasi entità antropomorfa che crea delle regole e in base alla tua capacità di rispettarle decide se sei buono o cattivo, e nel secondo caso ti punisce anche.  Non credo al creazionismo e ai miracoli, ho frequentato una facoltà scientifica, non sopporto i pro-life, una volta ho votato Rifondazione Comunista ed offendo ripetutamente il Papa e la religione che mi sembra una cosa totalmente campata in aria.

Quindi, tutto questo scandalo sul “corvo” del Papa e sullo IOR non mi sorprende per niente e potrei chiudere quest’articolo con un semplice “ve l’avevo detto”.

Ma non sono così ingenuo da non riuscire a separare l’aspetto spirituale della religione da quello aziendale, capisco che molte persone riescano a trovare speranza e conforto in qualcosa che forse non esiste.

Quello che davvero non capisco è come miliardi di credenti possano giustificare la presenza della Chiesa cattolica, un impero economico basato su credenze e falsità, che davvero ha poco a che fare con l’idea originaria del Cristianesimo.

Un’organizzazione religiosa che ha una banca (!) che non rispetta le norme anti-riciclaggio, che percepisce tantissimi fondi da persone che manco lo sanno (8  per mille, sto parlando di te), che di fatto (tramite i medici obiettori di coscienza) nega alle donne la possibilità di abortire, impedisce di usare metodi contraccettivi (facendo aumentare a dismisura i casi di AIDS e gli stessi aborti), invia una circolare ai parroci che li informa del fatto che non sono obbligati a denunciare episodi di pedofilia e nel caso in cui il pedofilo sia lo stesso parroco, invece di assicurarlo alla giustizia, lo trasferisce in un’altra parrocchia tra fedeli ignari di tutto.

Cari fedeli, secondo voi il fatto che il maggiordomo del Papa trafugasse documenti segreti è davvero qualcosa di così sconvolgente? Non si sa da sempre che da un certo punto in poi la gestione della Chiesa è peggio di quella dei partiti, che ci sono giochi di potere tra cardinali e che lo Spirito Santo, durante il conclave, non sempre ci azzecca? Davvero pensate che questa azienda planetaria, a cui il povero Gesù non aveva mai accennato e che ha utilizzato un falso storico per acquisire territori e potere sulle persone, abbia come unico scopo quello di guidare le povere pecorelle sperdute al pascolo del Signore? Avete mai pensato ai danni collaterali che avete causato sostenendo la Chiesa a prescindere?

Dovreste pensarci, perché è in base all’enorme consenso planetario su scelte discutibili che questo impero si mantiene e continua a influenzare la politica italiana. Questa cosa, poi,  la trovo molto fastidiosa, il fatto che questo baraccone, il cui capo è un sovrano assoluto, uno dei pochi rimasti dai tempi della rivoluzione francese, possa influenzare la politica di un paese laico e democratico,  mi fa davvero incazzare.

Dovreste rendervi conto che la religione è, in fin dei conti, è un fatto personale e, a mio avviso, non serve un’organizzazione mondiale che vi dica come pregare, dove farlo e, già che c’è, impone delle regole assurde, tratte dall’interpretazione di un libro scritto migliaia di anni fa, non solo ai suoi fedeli, ma anche a persone che con la religione non vogliono avere niente a che fare.