Essere di sinistra e pregiudizi musicali (ovvero: io e gli Offlaga Disco Pax)

Offlaga Disco Pax e LeninDovrei aver ascoltato per la prima volta gli Offlaga Disco Pax nel 2005 (al massimo 2006), quando uscì Socialismo tascabile, in quei tempi facevo ancora parte della categoria “studente” e stavo per passare alla sotto categoria “universitario”. In quella zona temporale, infatti, ci sono stati i seguenti avvenimenti più o meno personali: esame di maturità, iscrizione alla facoltà di Informatica, vittoria dei mondiali di calcio, vittoria del centrosinistra alle politiche. Nonostante i punti di riferimento siano abbastanza nitidi non riesco a posizionare esattamente il giorno, ma in uno di quelli compresi in quell’intervallo delimitato dai suddetti eventi, vidi il videoclip di Robespierre e mi ricordo che mi divertii. E basta. Non ci fu nessun colpo di fulmine.

A quei tempi mi ero già reso conto di essere di sinistra, la toponomastica di Cavriago mi entusiasmava ma non più di tanto, ché sono cresciuto in un paese in cui c’era (e forse c’è ancora, chi può saperlo) via Jurij Gagarin, cosmonauta e comunista, doppio eroe personale. Quello che mi frenava dall’amare incondizionatamente quel pezzo era il fatto che il cantante avesse un grosso difetto, semplicemente non cantava. Era il periodo più talebano del mio amore per la musica: basso, batteria, chitarra e voce gli unici strumenti accettati, niente sintetizzatori, niente trucchi, guardavo la musica elettronica come un prete guarderebbe due uomini (o due donne) che si baciano. Avevo enormi pregiudizi verso altri tipi di musica, evidentemente non ero ancora, davvero, di sinistra.

Poi sono cambiato, ho scoperto che non bisogna disprezzare quello che non è rock, diretto e duro, sono cresciuto, ho imparato a comprendere gli altri, la Chiesa ancora no, ma per una serie di concause sono ritornato agli Offlaga Disco Pax visti su Mtv anni prima, quando il pomeriggio non avevo un cazzo da fare. Sono partito dall’inizio: da Kappler, la prima traccia di Socialismo tascabile. E già da quel brano ho capito la grandezza di questo fantastico gruppo, perché c’è tutto: testi di valore letterario, musica eccezionale, un racconto potente ed emozionante; Max Collini parla, ma ora so che il non cantare non è un difetto, e che non si tratta semplicemente di parlare su di una base, è molto più difficile di quello che sembra.

E poi i temi e il modo in cui sono raccontati, in molte canzoni la politica, questo amore sconfinato e naturale per la sinistra, non è il tema. Essere di sinistra a Cavriago è la normalità, le storie di vita comune sono molto più interessanti: la ragazza rivoluzionaria che sconvolge un ragazzo più grande, le Cinnamon che non ci sono più, il venditore di dischi saccente e scassapalle, la separazione dalla propria ragazza (ma senza scenate e senza lasciare strascichi perché “bisogna avere stile, anche nei momenti peggiori”), queste storie apparentemente scontate diventano davvero emozionanti e il socialismo è il terreno che le fa crescere e le rende più potenti e vive, oltre naturalmente alla bellissima scrittura di Collini e al genio musicale di Carretti e Fontanelli (il valzer infernale di Khmer Rossa, le citazioni dei CCCP, la quotidianità di Kappler, la tristezza di De Fonseca); ascolti questo disco e ti rendi conto che i tre sono una cosa sola, come solo i grandi gruppi sanno essere. E su tutto Tatranky, la mia traccia preferita di Socialismo tascabile, la fine di un’epoca e di un sogno, sul “C’hanno davvero preso tutto” e la seguente coda strumentale rischio sempre di lasciarci qualche lacrima.

Dopo averlo ascoltato un paio di volte mi accorgo che è uno dei miei dischi preferiti di sempre, anche perché per me è facile entrare ed accettare questo mondo, in cui il busto di Lenin piange per la stupidità della gente che crede alla Madonna che piange a sua volta e “stupendo e irrinunciabile come un 25 aprile” è una delle metafore più belle e azzeccate per descrivere la prima volta. Mi sembra tutto spontaneo e giusto, mi sento a casa.

Qualche giorno fa ho ascoltato anche Bachelite, non mi ha meravigliato come il precedente ma Sensibile è da brividi, Venti minuti una delle canzoni più commoventi mai ascoltate e c’è qualche altro colpo di genio sparso per il disco, crescerà con gli ascolti, non ho dubbi, ma mi basta sentire parole come queste:

Per evitare di confondere la sensibilità con l’eversione fascista e stragista, stabiliremo dei limiti. Definiamo quindi neosensibilismo il nostro modo di essere sensibili. E tutto si distacca dalle ambiguità di Francesca Mambro da cui ci dissociamo anche per l’uso sconsiderato e irresponsabile del vocabolario. La signora Mambro e il camerata Fioravanti sono fuori di galera. Fa male ammettere che al momento vincono due a zero.

per sentirmi compreso. In questo caso, a che cazzo serve cantare, non lo so proprio.