Pagelloni 2012 – Letture

Fine anno. Per tutti i blog è periodo di  elenchi, liste, classifiche e dato che mi piace parecchio elencare e scrivere post lunghi non aspettavo altro. Il primo pagellone (e forse anche l’unico) riguarda i libri, non è una classifica dei migliori del 2012, ma di quelli che ho letto nel 2012, quindi ci trovate di tutto, da best-seller recenti a saggi vecchi un paio di secoli.

In totale ho letto diciassette libri (più uno attualmente in lettura) abbastanza variegati come genere e periodo storico, per la maggior parte classici, qualche delusione e qualche sorpresa. Mi rendo conto che avrebbe avuto più senso una classifica dei migliori usciti negli ultimi dodici mesi, ma ne leggo davvero pochi nuovi (come già detto per i dischi, non è snobismo) e mi divertiva raccogliere un insieme così disomogeneo, non si tratta assolutamente di ostentazione. Per alcuni avevo già scritto dei post (che è possibile leggere cliccando sui titoli) più o meno riusciti, altri avrebbero meritato la stessa attenzione ma, per i motivi più disparati, non l’ho fatto. In fin dei conti, questo è (anche) una specie di risarcimento.

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L’anno della morte di Ricardo Reis

copertinaRicardo Reis è un medico e poeta portoghese, emigrato in Brasile nel 1919 e ritornato in patria alla fine del 1935.
Educato dai gesuiti, si può definire classico nella poesia e conservatore in politica.

Ricardo Reis non esiste. E’ un’invenzione, un eteronimo di Fernando Pessoa, un nome e un cognome a cui il poeta portoghese ha donato una vita ed una personalità proprie; ed è proprio per la morte di Pessoa che Reis decide di tornare in Portogallo.
E’ il Portogallo dell’ Estado Novo, il regime fascista di Salazar, mentre all’orizzonte c’è la guerra civile spagnola e un po’ più in là la seconda guerra mondiale.

C’è davvero tanto in questo libro, c’è il triangolo amoroso i cui vertici sono Ricardo Reis, la cameriera Lìdia e la ricca Marcenda, il triangolo “poetico” tra Saramago, Pessoa e lo stesso Reis, Lisbona e il Portogallo – questo piccolo e triste paese, il regime salazarista, i giornali che esaltano il regime, la repressione, la guerra civile spagnola, Fernando Pessoa che, ancora per 9 mesi, può girare per il mondo prima di morire, ma non può leggere, i morti non possono.

Gli avvenimenti storici, la narrazione del Portogallo fascista sono sullo sfondo, prendono il sopravvento solo nel finale, narrati non più dal punto di vista dei giornali di regime ma da quelli di Lìdia, sorella di un rivoluzionario, e del monarchico e conservatore Ricardo Reis, “dottore contrario alle rivoluzioni”.

Tutto questo legato dalla scrittura di Saramago, per nulla semplice con i suoi paragrafi interminabili, l’accavallarsi delle voci, le digressioni sul significato delle parole e delle cose.

Tutto questo per raccontare gli ultimi mesi di vita del dottor Ricardo Reis, della sua solitudine, anche di fronte alla Storia, e del suo triste finale.