Pagelloni 2012 – Letture

Fine anno. Per tutti i blog è periodo di  elenchi, liste, classifiche e dato che mi piace parecchio elencare e scrivere post lunghi non aspettavo altro. Il primo pagellone (e forse anche l’unico) riguarda i libri, non è una classifica dei migliori del 2012, ma di quelli che ho letto nel 2012, quindi ci trovate di tutto, da best-seller recenti a saggi vecchi un paio di secoli.

In totale ho letto diciassette libri (più uno attualmente in lettura) abbastanza variegati come genere e periodo storico, per la maggior parte classici, qualche delusione e qualche sorpresa. Mi rendo conto che avrebbe avuto più senso una classifica dei migliori usciti negli ultimi dodici mesi, ma ne leggo davvero pochi nuovi (come già detto per i dischi, non è snobismo) e mi divertiva raccogliere un insieme così disomogeneo, non si tratta assolutamente di ostentazione. Per alcuni avevo già scritto dei post (che è possibile leggere cliccando sui titoli) più o meno riusciti, altri avrebbero meritato la stessa attenzione ma, per i motivi più disparati, non l’ho fatto. In fin dei conti, questo è (anche) una specie di risarcimento.

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1Q84 – Libro 1 e 2 (Murakami Haruki, 2009)

Premessa: dare un giudizio definitivo su un’opera incompleta è impossibile, quindi questo è un commento riguardante unicamente i primi due libri e, per forza di cose, un giudizio parziale. Lo stesso vale per l’autore, di Murakami ho letto solo questo quindi non esprimo un giudizio universale sulla persona e sullo scrittore.

Come avrete già intuito dal disclaimer, tra me e questo libro ci sono dei problemi.

Prima di passare a lamentarmi, credo sia necessario spiegare, per chi non l’ha letto e per chi non sa nemmeno di cosa stia parlando, almeno la struttura del libro, ché la trama è talmente contorta e dominante su tutto il resto che raccontarvi cosa succede nei primi capitoli potrebbe essere una cosa molto lunga e con troppi spoiler.

La struttura, dicevo, si basa su due storie apparentemente slegate, narrate tramite capitoli alternati. I due protagonisti sono Aomame, un’insospettabile killer e Tengo, insegnante di matematica il cui sogno è scrivere romanzi. Tutto il casino comincia per merito di Komatsu, un editore che su consiglio di Tengo legge il romanzo di una certa Fukaeri e pensa che potrebbe essere un successo planetario se solo la ragazza non scrivesse come il peggior Moccia, quindi ha la fulminante idea di far riscrivere il romanzo all’ignaro Tengo. Nel momento in cui Tengo accetta la proposta e incontra Fukaeri non sa che la sua vita (e non solo la sua) cambierà terribilmente. Nel frattempo Aomame nota che qualcosa non quadra, le sembra di non conoscere più il mondo in cui vive finché, una notte, alza gli occhi al cielo e capisce che c’è davvero qualcosa di strano…

Detto questo, passiamo direttamente al parere personale: delusione. Delusione per almeno un paio di motivi.

Il primo è l’enorme campagna pubblicitaria intorno a questo libro, presentato come un
capolavoro epocale.

Il secondo è che, fino ad un certo punto, mi è piaciuto parecchio, il fatto è che il “certo punto” a cui mi riferisco sono le prime 300 pagine che sono avvincenti e si potrebbero leggere davvero tutte d’un colpo, il problema è che ce ne sono altre 400 terribilmente ripetitive e prive di scossoni alla trama e sembrano messe lì solo per allungare il brodo, tanto che ho avuto l’impressione che il secondo libro fosse solo un riempitivo, buono unicamente per prepare la spiegazione quasi totale e i cliffhanger finali.

L’altro problema è la scrittura di Murakami.
Attenzione, non dico che non sappia scrivere, il suo stile è estremamente semplice e rende la narrazione scorrevole (i primi capitoli si lasciano leggere davvero volentieri, non tutti gli scrittori ne sono capaci) però, in alcuni frangenti, è talmente semplice da diventare piatto e una volta esaurita la curiosità iniziale il risultato finale è una gran noia.

Tuttavia, non si tratta di una ciofeca totale, Murakami sa il fatto suo, alcuni passi sono molto belli e c’è molto amore per la letteratura (vengono citati, tra gli altri, Cechov e Orwell).

Il finale, poi, è davvero cinematografico e crea la suspence in attesa del terzo capitolo, che per la premessa iniziale leggerò quasi sicuramente, è impossibile dare un giudizio definitivo su di un libro dopo averne letto solo un pezzo, anche se il pezzo in questione è stato deludente.