Grillofascismi

Questo sì che è un netto stacco con la politica del passato.

Che alla fine è quello che accade se sei volutamente populista e le spari grosse. Se urli sfottò reazionari e battute imbecilli e parli di assedi, battaglie contro tutti e tutto, generalizzando sempre e comunque. Poi succede che imbarchi un sacco di persone di merda, di gente che non aspetta altro per urlare minacce fasciste a tutto spiano. Perché questo, cari grillini, è fascismo, ci sono pochi cazzi. Minacciare di morte le persone per evitare che dicano quello che pensano è fascismo, spostare la discussione sull’aspetto fisico è fascismo, dare della zoccola ad una donna perché non fa quello che volete voi è fascismo. Poi potete fare tutte le marce contro il femminicidio che vi pare, ma questi commenti sono l’anticamera del femminicidio. E prima che qualcuno mi chieda se ho letto l’articolo: non l’ho letto, non m’interessa cosa dice, potrebbe pure mandare semplicemente affanculo Grillo e i suoi seguaci, commentando in quel modo mettete tutto su un altro piano, non entrate nel merito, la offendete come donna, non come giornalista e recuperate tutto lo stereotipo reazionario della donna puttana per natura, ché se viene stuprata forse è anche un po’ colpa sua. Insomma, fate quello che facevano i berlusconiani e i leghisti che schifate tanto, ora lo siete (forse lo eravate anche prima) pure voi.

Perché Grillo continua a guadagnare voti?

La risposta è semplice: Grillo sa come funziona Twitter. Mentre non lo sanno (o, peggio ancora, fanno finta di non saperlo) Calzolari e Libero.

Piccolo riassunto della vicenda: Marco Camisani Calzolari, docente in Comunicazione aziendale e linguaggi digitali allo IULM di Milano, pubblica uno studio secondo il quale almeno la metà dei 600.000 followers di Grillo su Twitter sono falsi.

Calzolari ne parla come se fossero “seguaci”, persone che ne approvano l’operato, e questo è il primo, grossolano, errore. I follower, su Twitter non sono altro che persone che decidono di seguire un dato account, non è detto che siano dei fan dell’utente, semplicemente ritengono utile leggere i messaggi di una determinata persona (per dire, per un certo periodo, sono stato un follower di Alemanno, quello vero). Quindi, tra i 600.000 follower di Grillo potrebbero esserci benissimo 300.000 persone che non lo sopportano, non è detto che più il numero è alto, più hai consenso, vuol dire che scrivi cose talmente interessanti o abominevoli da far sì che molte persone siano interessate.

Secondo errore: Calzolari parla di tantissimi bot tra i follower di Beppe Grillo, facendo una scoperta pari solo a quella dell’acqua calda. Un bot, per chi non lo sapesse, è un programma che “tenta” di imitare comportamenti umani, su Twitter i Bot sono finti utenti (nel senso che i messaggi non sono scritte da persone vere, ma in modo automatico da un computer) che utilizzano, come spiega Grillo, la tecnica del re-following per pubblicizzare prodotti. In parole povere, seguono utenti in maniera più o meno random che, per cortesia o curiosità, seguono a loro volta il bot, i cui messaggi, però, saranno per la maggior parte frasi senza senso oppure pubblicità. In questo caso, l’utente “vero” non può farci niente, sono i bot che decidono di seguirti.

L’ultima osservazione di Calzolari (che non mi sembra molto ferrato su come funzionino i social network e internet in generale) riguarda l’acquisto di follower. Su questo punto, non penso si possa essere sicuri al 100%, Grillo dice che, in casi come questo, ci sarebbe dovuto essere un picco nell’incremento dei followers, mentre la crescita è stata abbastanza lineare, ma chi possiede i dati storici dei followers dell’account di Grillo? Penso che manco Twitter li abbia, quindi è un’accusa difficile da dimostrare, soprattutto in un mondo come quello del web dove i grandi personaggi politici utilizzano trucchi e tecniche per nascondere critiche e simulare consenso (non per tirare sempre in ballo Alemanno, ma nel periodo della nevicata su Roma, spuntarono fuori account con un solo tweet all’attivo e questo tweet era un messaggio di elogio all’operato del sindaco).

Ora, si può criticare il modo utilizzato da Grillo per rispondere alle critiche (e io sono uno che pensa sia allo stesso livello, se non peggio, di Berlusconi), cercando sempre di sminuire la persona che ne mette in dubbio l’operato, ma è evidente che in questo caso la figura dell’ignorante o del bugiardo l’ha fatta Calzolari (è un docente in “Linguaggi digitali”, certe cose dovrebbe saperle).

La morale della favola è che la stampa e la maggior parte dei politici tenta di screditare l’avversario parlando di cose di cui non sa, tecnica che sarebbe stata efficace un tempo, quando anche la maggior parte degli elettori non sapeva di cosa si stava parlando e seguiva il titolone. Ora basta girare un po’ in internet, oppure avere un account Twitter, per capire che questi attacchi hanno come unico effetto quello di far aumentare il consenso (quello vero) di Grillo, che sarà anche un populista anti-democratico ma almeno, nel 2012, sa come funziona Internet.

Perché mi sta sul cazzo Beppe Grillo.

In queste ore di tensione e sconforto, dovute ad uno dei più vili attentati della storia
d’Italia (che pure è piena di attentati e vigliaccate), vorrei esprimere qualche opinione su
Beppe Grillo.

Grillo è ritornato prepotentemente sulla scena pubblica qualche anno fa, dopo anni di esilio dalla televisione e quindi da tutto, per molto tempo non si è visto praticamente più. Poi è successo che si è diffusa una cosa chiamata web 2.0 fatta di blog e social network, tramite i quali chiunque può scrivere quello che pensa, pubblicarlo e farlo leggere potenzialmente a tutto il mondo; Grillo ha aperto un blog e ha cominciato a parlare di cose di cui (quasi) nessuno parlava, o perlomeno non lo faceva utilizzando un mezzo così potente: le fonti rinnovabili, i privilegi della “casta”, le discariche abusive etc.

Per un po’ di tempo è stato una sorta di Robin Hood, un vendicatore che smascherava il malaffare e lo rendeva pubblico, e in questo modo ha contribuito in maniera determinante al fenomeno dell’antipolitica visto che la gente, parecchia gente, lo seguiva e partecipava alle sue battaglie. All’inizio anch’io pensavo fosse mosso soprattutto da senso civico e amore per il paese, poi ho capito la tattica del comico che in realtà è tanto semplice quanto pericolosa: Grillo non fa che sparare nel mucchio, sparare fortissimo. Lancia una serie di provocazioni di vario genere in base agli umori del popolo, e generalizza il più possibile.

Ci sono parecchi parlamentari che rubano e vanno in pensione a 35 anni? Bisogna azzerare tutta la classe politica.

Alcuni giornali usufruiscono in modo abbastanza anomalo del finanziamento pubblico? Eliminare il finanziamento pubblico per tutti i giornali.

Un rom ruba o violenta una ragazza? Far fuori tutti i rom.

E’ un ragionamento che cattura le masse (in fin dei conti, sempre animali siamo), che sfrutta gli istinti più bassi dell’uomo per scopi personali e penso che sia una cosa totalmente sbagliata.

L’ultima (anzi, a questo punto direi la penultima) sparata è stata ancora più terribile delle precedenti, per criticare il governo ed Equitalia è arrivato ad affermare a Palermo, nell’anniversario di uno dei più cruenti attentati di mafia, che “la mafia non ha mai strangolato nessuno, si limita a chiedere il pizzo” e oggi, senza nessun senso del ridicolo, invece di chiedere scusa (a proposito, ha mai chiesto scusa a qualcuno, Grillo?) alle vittime passate, presenti e future spara ancora una volta nel mucchio e pubblica un post in cui fa intendere che si tratta di un assassinio di Stato, atto a sviare l’attenzione della gente dai problemi economici e dai limiti del governo tecnico, e tutto questo alla vigilia delle prime elezioni amministrative in cui un candidato del suo partito (“suo” nel senso che lo gestisce in modo autoritario, molto autoritario) potrebbe diventare sindaco.

Secondo voi, sarebbe un bene affidare il paese ad un cialtrone simile, totalmente privo di senso democratico, che evita come la peste i confronti e si sente a suo agio solo se può pontificare da un palco al di sopra di una folla affamata, come i peggiori populisti?

Che utilizza senza vergogna il simbolo di V for Vendetta (fossi Alan Moore lo denuncerei) quando la sua idea di politica è completamente diversa dell’utopia descritta in quel capolavoro?

Che ha criticato tantissimo Berlusconi ma che alla fine dei conti utilizza le sue stesse tecniche per ottenere consenso?

A 24 anni penso di potermi vantare di pochissime cose, una di queste è non aver mai votato PD, PDL e movimento cinque stelle e penso che sarò in grado di dire la stessa cosa sul letto di morte, continuerò a dare il mio minuscolo contribuito non votando grillini e forconi vari e vorrei che lo facessero tante altre persone,  ma soprattutto vorrei che i partiti veri facciano in modo di farsi votare, recuperando credibilità e prospettive politiche  invece di consegnare l’Italia in mano a questi esaltati, sarebbe un errore imperdonabile.