Pagelloni 2012 – Letture

Fine anno. Per tutti i blog è periodo di  elenchi, liste, classifiche e dato che mi piace parecchio elencare e scrivere post lunghi non aspettavo altro. Il primo pagellone (e forse anche l’unico) riguarda i libri, non è una classifica dei migliori del 2012, ma di quelli che ho letto nel 2012, quindi ci trovate di tutto, da best-seller recenti a saggi vecchi un paio di secoli.

In totale ho letto diciassette libri (più uno attualmente in lettura) abbastanza variegati come genere e periodo storico, per la maggior parte classici, qualche delusione e qualche sorpresa. Mi rendo conto che avrebbe avuto più senso una classifica dei migliori usciti negli ultimi dodici mesi, ma ne leggo davvero pochi nuovi (come già detto per i dischi, non è snobismo) e mi divertiva raccogliere un insieme così disomogeneo, non si tratta assolutamente di ostentazione. Per alcuni avevo già scritto dei post (che è possibile leggere cliccando sui titoli) più o meno riusciti, altri avrebbero meritato la stessa attenzione ma, per i motivi più disparati, non l’ho fatto. In fin dei conti, questo è (anche) una specie di risarcimento.

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Notorious (Alfred Hitchcock, 1946)

 

La storia è semplice: Florida, 1946. Huberman viene condannato a 20 anni di carcere per aver collaborato col governo tedesco durante la seconda guerra mondiale, sua figlia Alicia (Ingrid Bergman) che non ha mai avuto relazioni col nazismo, decide di lasciare gli Stati Uniti.

Il giorno prima della partenza viene contattata dall’agente Devlin (Cary Grant) dell’FBI, l’uomo le propone di partecipare ad una missione del governo americano in Brasile, Alicia accetta.  Ah, dimenticavo un particolare fondamentale: la ragazza ha problemi con l’alcool, problemi talmente grossi che beve come un irlandese (senza essere irlandese) e poi, tutta sbronza, guida di notte. Il buon Devlin non sopporta questo difetto e glielo rinfaccia ad ogni bicchiere di whiskey.

La ramanzina sembra avere effetto, infatti in Brasile Alicia beve di meno anche se l’agente non crede che possa cambiare, del resto la stessa Alicia, dopo il primo incontro, gli aveva detto: “Il vostro cervello da poliziotto lavora sempre su preconcetti: un delinquente è sempre tale, chi è compromesso non può cambiare”.

A questo punto arriva il primo punto di svolta del film: Devlin, nonostante tutto, si innamora della ragazza in modo abbastanza scontato (vi ricordo che si tratta di Ingrid Bergman nel fiore degli anni),  si tratta del primo tassello del mosaico progettato da Hitchcock. Il secondo è la richiesta fatta dall’FBI alla ragazza: il suo lavoro consiste nel recuperare informazioni da un suo ex corteggiatore, Alexander Sebastian (Claude Rains), che ha rapporti molto stretti con alcune operazioni dei nazisti in Brasile, legate soprattutto a un materiale compromettente come l’uranio.
Il modo per ottenere queste informazioni, naturalmente, è lasciar credere a Sebastian che il suo amore sia ricambiato.

Uscito nel 1946 il film ha avuto una produzione travagliata, il primo produttore pensava che l’idea dell’uranio fosse una cosa totalmente improbabile (la sceneggiatura fu presentata nel 1944, mancava ancora un anno alla tragedia di Hiroshima e Nagasaki) e, nonostante le rassicurazioni di Hitchcock (“l’uranio è solo un pretesto, si tratta di una storia d’amore”), il regista, gli attori e la sceneggiatura vennero “venduti in blocco” alla RKO. Addirittura Hitchock e lo sceneggiatore Ben Hecht vennero pedinati per anni dall’FBI in seguito a delle informazioni chieste ad uno scienziato americano sulle possibili dimensioni di una bomba atomica.

Nonostante questi problemi logistici il film è semplicemente perfetto e se, giustamente, non vi fidate di me, questa è l’opinione di Francois Truffaut: “Contiene poche scene ed è di una purezza magnifica”.

È il cinema che piaceva ad Hitchcock, quello in cui i dialoghi dovrebbero essere ridotti al minimo e la storia dovrebbe essere raccontata soltanto dalle immagini, ci sono delle sequenze bellissime e geniali (il passaggio della chiave, l’avvelenamento del caffè) in cui i dialoghi sono superflui, servono solo a mettere in mostra l’ipocrisia delle persone mentre tentano di rubare una chiave oppure di uccidere una spia.

Non ci sono scene inutili, vengono date allo spettatore tutte le informazioni necessarie per capire la storia e per simpatizzare con i personaggi, il meccanismo della suspence è studiato nei minimi dettagli, come il meccanismo di un orologio.

Dopo aver visto un po’ di film di Hitchcock credo di aver capito quale sia la vera grandezza del regista inglese: i suoi film sono di una semplicità assoluta, talmente semplici che anche un ignorantone come me li trova meravigliosi (la stessa semplicità che, per un certo periodo aveva reso sir Alfred un bersaglio della critica), ma contengono una cura ai dettagli che pochi registi hanno e che fanno impazzire i tecnici e gli addetti ai lavori.

In fin dei conti, credo che l’ingrediente fondamentale dei film di Hitchcock, quello che li rende dei capolavori, sia semplicemente l’amore per il Cinema, nient’altro.