PKNA #5, Ritratto dell’eroe da giovane (Alessandro Sisti – Alessandro Barbucci, 1997)

Anno 1996. Nelle edicole, anticipato da una misteriosa quanto azzeccata campagna pubblicitaria sulle testate Disney tradizionali, compare un fumetto totalmente non-tradizionale, un potenziale buco nell’acqua di proporzioni oceaniche, talmente audace che la Disney Italia concede solo un numero Zero, lasciando ai risultati delle vendite e alla risposta del pubblico l’onere di decidere se farne un periodico a tutti gli effetti oppure etichettarlo come esperimento fallito e buttarlo nel dimenticatoio.

Il numero Zero vende (in quel periodo probabilmente pochi immaginavano che quell’albo sarebbe diventato un fumetto leggendario, sicuramente non io, infatti all’epoca torturai, in senso letterale, la copertina), ma quello che gli autori ottengono è solo un secondo numero Zero, e poi un altro ancora, dando vita ad una delle numerazioni più astruse della storia del fumetto italiano, fonte di ispirazione per gag e battute memorabili.

Il motivo di tanta premura da parte di Disney Italia era dovuto principalmente ai contenuti delle storie. Il protagonista è un personaggio ormai classico del fumetto italiano Disney, Paperinik (che pure nasce come personalità totalmente anticonformista, il Diabolico Vendicatore) e l’ambientazione è sempre Paperopoli, ma non è la classica cittadina piena di prati e villette vista nelle storie di Topolino, la Paperopoli di Pk è una metropoli moderna in piena regola, con grattacieli e network televisivi.

Se il luogo subisce un cambiamento sensibile, le storie sono assolutamente rivoluzionarie e contengono, tra l’altro: alieni viola succhia-emozioni, intelligenze artificiali, droidi, viaggi nel tempo, paradossi temporali, conflitti etici, l’esercito che tratta con gli alieni, l’influenza esercitata della televisione sulla società, viaggi interspaziali, guerrieri provenienti da altre dimensioni e un’aliena capace di distruggere una parte di universo e con un senso di colpa grande come l’universo. È chiaro che tutti questi temi si sono sviluppati col tempo e probabilmente non erano previsti all’epoca dell’uscita dei primi numeri, ma una buona parte di essi compare già nella fase iniziale del progetto, normale che una casa tanto legata all’immagine volesse andarci coi piedi di piombo.

Ma evidentemente il pubblico italiano era pronto per una rivoluzione del genere e di lì a poco, intorno a Pk, si sarebbe creato quello che oggi si chiamerebbe fandom, un gruppo di appassionati affezionatissimi, dagli ottenni (come me, all’epoca) ai cinquantenni, pronti a prendere d’assedio le edicole (non potete immaginare come fosse difficile trovare i numeri speciali nelle poche edicole aperte il 15 agosto sul litorale domizio) e a criticare ferocemente gli autori per un minuscolo difetto su di una vignetta insignificante.

Grazie a quel gruppo di ottimi lettori e anche grazie al fatto che in quel periodo Internet e la posta elettronica erano ancora agli albori, la rubrica della posta diventava qualcosa di totalmente assurdo, il giornale che rispondeva a tono alle richieste esagerate dei fans era una cosa penso mai fatta prima di allora in Italia e i fans, per devozione (ma soprattutto per divertimento) facevano cose assurde e potevi vedere gente con l’accappatoio nelle cabine telefoniche (ora manco ci sono più le cabine telefoniche, si vede che è passata un’epoca) e sapevi che erano fan del fumetto più rivoluzionario prodotto fino ad allora in Italia, in parole povere erano Pkers.

Quindi, dopo tre test superati brillantemente, PKNA ottiene la periodicità (prima bimestrale, poi mensile) e le storie diventano ancora più profonde e complesse, i primi cinque numeri regolari sono un centro dopo l’altro e proprio il quinto è il numero che, in preda alla nostalgia di quel magico periodo della mia vita e del fumetto italiano in generale, ho deciso di rileggere e quindi è anche la causa per la quale ora vi beccate questo post.

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