I – One Of Us Cannot Be Wrong

“No, davvero, ho deciso. Ci rinuncio”

“Ma che cazzo dici?”

“Davvero, ho deciso. Non è cosa, non sono capace.”

“Stai scherzando, vero? Hai rotto le scatole con questa storia per mesi (e pure i timpani, a dirla tutta) e ora te ne esci così?”

“…”

“Non ci posso credere.”

“…”

“Bah, almeno ci hai provato.”

“Non è che c’ho provato. Non solo. Ho provato e ho fallito. Poi ho riprovato. E ho fallito peggio di prima. E così via, in un ciclo pressoché infinito di nuovi livelli di fallimento. E sai che c’è? Ho deciso di uscire dal ciclo, alla faccia delle regole della programmazione strutturata!”

“Quindi hai deciso una volta per tutte. L’importante è che ti renda conto che hai fatto tutto tu. Non cercare alibi, né colpevoli. L’unico colpevole sei tu.”

“Col cazzo.”

“Cosa!?”

“Ho detto: col cazzo. Mica sono io il colpevole.”

“Ah, no. Certo che no. E chi sarebbe il colpevole?”

“Quel figlio di puttana di Leonard Cohen.”

“!?”

“Lui e quel suo cazzo di primo disco, con la foto da funerale in copertina.”

“Ok, non credo che tutto questo abbia un minimo senso logico. Ma sono lo stesso curioso di sapere come e se le cose sono collegate.”

“Le cose non sono collegate, sono addirittura consequenziali.”

“…”

“Ma l’hai mai ascoltato The Songs of Leonard Cohen?”

“…”

“Ok, non l’hai mai ascoltato. La tua ignoranza tracima dagli argini, proprio.”

“…”

“Allora ti spiego un po’ la situazione: verso la fine degli anni ’60 Leonard Cohen è solo un poeta e, per sfizio, scrive canzoni. Mi segui?”

“Continua!”

“Ha imparato a suonare con un chitarrista di flamenco. Poche lezioni, poi questo scompare. Lui, per necessità, cerca di imparare alla perfezione l’unico arpeggio che gli aveva insegnato.
Lo ripete ad libitum, diventando veloce, sempre più veloce, è chiaro?”

“Cristallino.”

“In quell’arpeggio è velocissimo ma, per l’appunto, è solo un arpeggio. La sua tecnica è oltremodo limitata.
Eppure, qualche cantante a cui lui ha regalato le canzoni, gli consiglia di mettersi in proprio. Com’è, come non è, pubblica il suo primo disco.”

“E allora?”

“E allora è un fottuto capolavoro!”

“E quale sarebbe il problema?”

“Il problema è che mentre l’ascolti per la prima volta, arriva un momento in cui pensi: <<Voglio fare il poeta, oppure il cantautore>> perché queste due cose, fatte da Leonard Cohen, sembrano le due cose più facili del mondo. Ma non è così, cazzo! Non è così…”

“…”

Ora, per esigenza narrativa, dovreste immaginare che passino circa quaranta minuti e dovreste ascoltare la canzone allegata.

L’avete già fatto prima? Ok, non fa niente.

“Ma verso la fine è dannatamente stonato. È fatto di proposito, vero?”

“Già.”

“Pure un paio di canzoni prima, però, ha preso una stecca. Secondo te era voluta pure quella?”

“No.”

“Figlio di puttana.”

 

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