“Prendetela come una metafora”

Prendetela come una metafora, se la cosa vi fa sentire meglio. Le religioni sono per definizione delle metafore, dopotutto: Dio è un sogno, una speranza, una donna, un ironista, un padre, una città, una casa più grande, un orologiaio che ha perso il suo prezioso cronometro nel deserto, qualcuno che vi ama, o addirittura, contro ogni evidenza, un essere celeste il cui unico obiettivo è fare in modo che la vostra squadra di calcio o il vostro esercito vincano, oppure che i vostri problemi professionali o matrimoniali si risolvano e che voi possiate prosperare trionfando su ogni difficoltà.

Le religioni sono punti di osservazione che condizionano le vostre azioni, posizioni di vantaggio da cui osservare il mondo.

Neil Gaiman, “American Gods”

1755

Il dovere di eterna fedeltà non serve che a creare degli adulteri e le stesse leggi della continenza e dell’onore estendono necessariamente la corruzione e moltiplicano gli aborti.

Jean-Jacques Rousseau, “Discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini”

“Avevo sempre saputo, si capisce, che era una corsa truccata.”

“George Gardner è un gran fantino, come no” disse “Ci voleva proprio un gran fantino per impedire a quello Kzar di di vincere.”

Avevo sempre saputo, si capisce, che era una corsa truccata.

Ma sentirlo dire così, dal mio vecchio, fu un colpo terribile, per me, da cui non mi ripresi nemmeno quando affissero i numeri al tabellone e suonò la campana per avvertire gli scommettitori e vedemmo che Kircubbin pagava sessantasette e cinquanta a dieci. Tutt’intorno la gente diceva “Povero Kzar! Povero Kzar!”

E io pensavo: Vorrei essere un fantino, e vorrei averlo potuto montare io invece di quel figlio di puttana.

Ed era strano pensare a George Gardner come a un figlio di puttana, perché mi era sempre stato simpatico e per giunta ci aveva dato il vincente, ma a conti fatti credo proprio che lo sia, sissignori, un figlio di puttana.

Ernest Hemingway, “Il mio vecchio”